Non ci vuole molto.. .100 passi e ” le mani libere”

Una nostra storica Proposta ! Acqua e Rifiuti: Gestione
Pubblica e Partecipata a Tutela della Salute Pubblica e
dei Beni Comuni!
Non ci vuole molto.. .100 passi e ” le mani libere”
A MARZI COME A SARECENA E IN TANTI ALTRI
COMUNI VIRTUOSI iL SERVIZIO Integrato del Ciclo dei
Rifiuti e delle Acque viene gestito da una AZIENDA
SPECIALE PUBBLICA E PARTECIPATA ,
PARTECIPAZIONE garantita attraverso l’istituzione di
Comitati di Garanti (i cittadini, attraverso comitati e
associazioni, possano fattivamente contribuire cosi’ alle
politiche gestionali dell’azienda consortile).
In questi Comuni I SERVIZI sono garantiti CON LE
TARIFFE PIU’ BASSE D’ITALIA MOLTIPLICANDO LE
UNITA’ LAVORATIVE. Evitando di esternalizzare il
servizio, o parte di esso, a società realizzate ad hoc
dalla Regione Calabria, come la SoRiCal SpA..LA DITTA
PRIVATA DI RIFIUTI ECC
Dalla captazione all’adduzione, alla distribuzione e alla
depurazione: tutto è in mano ad un soggetto
interamente pubblico che così riesce a far pagare di
meno i cittadini.
QUESTO MODELLO DI GESTIONE DEI SERVIZI CON lo
Strumento AMMINISTRATIVO della forma di azienda
speciale, è senza scopo di lucro e gli eventuali avanzi
di gestione sono finalizzati esclusivamente al
miglioramento del servizio integrato. L’azienda speciale
rientra, inoltre, nella categoria degli enti pubblici
economici (Cass. Sez. un. 15 dicembre 1997, n. 12654)
cioè degli enti di diritto pubblico la cui attività, pur se
strumentale rispetto al perseguimento di un pubblico
interesse, ha per oggetto l’esercizio di un’impresa ed è
uniformata a regole di economicità perché ha l’obiettivo
del pareggio di bilancio.
Istituisce l’esercizio del governo partecipativo del
servizio idrico integrato e del ciclo integrato dei rifiuti
finalizzato al recupero DI MATERIA, da parte delle
popolazioni e dei lavoratori interessati, sugli atti
fondamentali di pianificazione e gestione
“SI afferma “Incompatibilità fra gestione della raccolta,
gestione dello smaltimento e gestione del riciclo”, i il
principio di netta separazione in ogni territorio dei ruoli
tra soggetti pubblici gestori della fasi di raccolta e gli
attuali soggetti privati gestori proprietari di impianti di
smaltimento, sotto forma di qualsiasi collegamento
societario. La separazione si rende necessaria perché
finora si è verificato che la gestione unica ha fatto sì
che la fase della raccolta fosse finalizzata dal gestore
ad assicurare il pieno utilizzo degli impianti di discarica
e incenerimento, mettendo pertanto in subordine la
riduzione, il riuso e il riciclo”
Si PRATICA LA “Tariffa puntuale”, l’obbligo
dell’introduzione della tariffa puntuale, tariffa che
responsabilizza le singole utenze che dovranno pagare
il servizio sulla base della quantità e qualità dei rifiuti
conferiti, stimolandole in questo modo a produrne di
meno e a dividerli di più.
L’applicazione in un Comune di un simile Piano di
gestione dei Servizi costituisce la traduzione normativa
del risultato referendario recepire ed applicare il
risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento
della gestione dei servizi pubblici locali nonché della
sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 2012,
che esclude l’obbligo dell’assegnazione del servizio
tramite gara, ma permette l’affidamento diretto a
proprie società interamente pubbliche, così come
previsto dalla legislazione europea.
“recepire gli indirizzi della risoluzione del Parlamento
europeo del 24 maggio 2012 “un’Europa efficiente
nell’impiego delle risorse
1. assicurare l’informazione continua e trasparente alle
comunità in materia di ambiente e rifiuti, secondo
quanto prescritto dalla Carta di Ottawa per la
promozione della salute del 21 novembre 1986, dal D.
Lgs n. 502/2006, art. 13, dalla Carta di Aalborg del
1994, affinché i cittadini siano messi in grado di
controllare i determinanti di salute per la promozione
della salute stessa e di partecipare alla formazione
delle decisioni istituzionali per la gestione dei rischi
ambientali e sanitari in tutte le fasi connesse al ciclo
dei rifiuti (Convenzione di Aarhus 26.6.1998, Direttiva
2003/35/CE, Direttiva “2008/98/CE);
2. recepire ed applicare il Sesto Programma di Azione
per l’ambiente della CE, in particolare in materia di
riduzione dei rifiuti, che prevedeva la riduzione della
produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050
rispetto alla produzione del 2000;
3. recepire ed applicare la Direttiva quadro 2008/98/CE,
laddove in particolare indica la scale delle priorità nella
gestione dei rifiuti e afferma che “la preparazione per il
riutilizzo, il riciclo o ogni altra operazione di recupero di
materia sono adottate con priorità rispetto all’uso dei
rifiuti come fonte di energia”, per cui, all’interno del
recupero diverso dal riciclo, va privilegiato il recupero di
materia rispetto al recupero di energia, rafforzando
quanto già recepito nella normativa italiana con la
modifica dell’art. 179 del D. Lgs n. 152/2006 operata
dal D. lgs n. 295/2010;”
Cariati . LE LAMPARE BJC , Associazione aderente alla
Rete Difesa del Territorio – Franco Nisticò e
al Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica B.Arcuri
Nel video l’esempio di Marzi, in provincia di Cosenza
non su Marte!

“L’Azienda speciale è ente strumentale dell’Ente Locale
dotato di personalità giuridica, di autonomia
imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal
Consiglio. Si tratta pertanto di un ente di diritto
pubblico, diverso dal Comune da cui dipende
funzionalmente
La personalità giuridica, che si acquisisce con
l’iscrizione al registro delle imprese, fa dell’azienda
speciale un soggetto di diritto a sé stante, indipendente
e diverso dall’ente locale che lo ha costituito. All’Ente
Locale compete l’approvazione degli atti fondamentali
dell’azienda speciale: il pianoprogramma comprendente
il contratto di servizio che disciplina i rapporti tra Ente
Locale e Azienda, i bilanci economici di previsione
pluriennale e annuale, il conto consuntivo e il bilancio
di esercizio.
Anche lo statuto, al momento della costituzione
dell’azienda speciale, viene approvato dal Consiglio”

http://www.youtube.com/watch?v=xZlO4t5LVAk

Salvini in Calabria ( Foto e Video)

Lamezia 02/07/2015
Alcuni presenti alla conferenza stampa di ‪#‎Salvini‬ hanno comunicato, formalmente, la presenza dell’intera classe politica Calabrese trombata , dai Socialisti a SEL ed UDC, dai trombati del PD a Fratelli d’Italia fino agli immancabili alleati maleodoranti fascisti, a conferma di ciò, la peggiore fotografia di oggi è quella di una donna Calabrese a mano tesa che prima di entrare in auto sorridente recita : “sempre con Salvini”.
All’uscita del leghista sventolano una bandiera della LEGA NORD ma non sono mancati fischi e cori dedicati, non solo al nordico xenofobo opportunista, ma anche ai calabresi venduti per aumentare il loro consenso elettorale approfittando del clima politico post Rimporsopoli.

 

Catanzaro Matteo Salvini cariche della polizia (fonte Calabria reporter)

SHOW DI SALVINI IN CALABRIA. DITO MEDIO AI CONTESTATORI E LA FRASE: MAFIOSO? QUI PROPRIO NO

Sulla discarica di Scala Coeli non si lascerà nulla impunito.

Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”
Abbreviazione: RDT
http://www.difendiamolacalabria.org

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15 Giugno 2015, Comunicato Stampa

La legge regionale 35/2012, dall’Agosto del 2012, imponeva l’interruzione dell’iter autorizzativo della discarica di Scala Coeli, perché ubicata, grazie alla nota attenzione e lungimiranza di chi gestisce il settore rifiuti, in una zona di pregio agricolo, con la presenza di colture di qualità certificate e riconosciute dalla U. E.

Questa è una verità insindacabile, confermata da una delle massime autorità giuridiche della Repubblica nell’Aprile 2014, cioè il Consiglio di Stato, di cui tutti gli enti competenti dovranno rispondere senza alcuno sconto.

Tutti i provvedimenti emanati dall’agosto 2012 ad oggi, cioè tutte le sanatorie spudorate nei confronti dell’ennesima fossa privata, vanno nella direzione esattamente opposta non rispettando la normativa vigente, oltre a non rispettare la volontà degli interi territori e delle istituzioni locali. Per questo stiamo provvedendo a riportare tutta la vicenda alle massime autorità giudiziarie dello Stato col fine di fare chiarezza non tanto nel merito delle questioni, visto che quello è già cristallino, tanto sulle motivazioni che hanno indotto un tale comportamento, anche alla luce di quanto sostenuto dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Calabria, un documento sconvolgente e gravissimo.

Di certo è assurda e totalmente astrusa da ogni contesto di legittimità la nota del febbraio scorso con cui i funzionari del Dipartimento Politiche per l’Ambiente, ignorando la legge 35/2012, il Consiglio di Stato e la presenza di lavori abusivi lungo la strada che conduce all’impianto, hanno provveduto all’ennesima sanatoria della pseudo-discarica.

Abbiamo apprezzato il tentativo con cui la Regione Calabria ha tentato di rimediare a questo imperdonabile errore, cioè con un un ulteriore provvedimento che ha sospeso la nota sopra citata, ma altrettanto scandaloso – anche in termini di cura delle finanze pubbliche – è che la Regione non si sia difesa di fronte al TAR rispetto a questa iniziativa.

Ribadiamo senza possibilità di essere smentiti che la discarica, come esplicitato dal Consiglio di Stato, non può entrare in funzione e che quanto sta accadendo è totale responsabilità delle istituzioni competenti in materia. Rispetto ai danni che questo comportamento potrebbe causare, tanto nei confronti di interessi collettivi del territorio quanto nei confronti degli interessi specifici del settore agricolo e delle colture di qualità, preannunciamo che, qualora non si chiuda definitivamente questa faccenda, faremo in modo che venga avviato un processo di risarcimento, anche col contributo di istituzioni e associazioni di categoria, nei confronti di coloro che sono effettivamente responsabili di tutto questo, a partire dai contributi per il biologico e dai danni all’agricoltura. Lo diciamo perché nessuno speri che a pagare i danni, un giorno, sarà la Regione Calabria coi soldi dei cittadini visto che tutti gli organi competenti sono stati ripetutamente esortati a far rispettare le normative le quali non avrebbero comunque ammesso ignoranza.

Qualora un privato cittadino avesse deciso di aprire un’attività facendo attraversare a dei mezzi pesanti una strada su cui insistevano propri lavori abusivi, o se un qualsiasi cittadino avesse agito ignorando una legge regionale o il Consiglio di Stato, di certo avrebbe subito pesantissime ripercussioni giudiziarie, ma questi principi di “normalità” e legalità sembrano scomparire quando si tratta di monnezza in Calabria: ora basta.

Come autorità politica il Governatore Oliverio, anche alla luce della sua posizione pubblica e più che condivisibile nei confronti delle discariche, ha il dovere di intervenire immediatamente in questa faccenda. Lo faccia in nome della coerenza, della tutela del territorio e della legalità.

Non solo: il Prefetto di Cosenza, anche alla luce del commissariamento del Comune di Scala Coeli, prenda atto della documentazione e agisca affinché venga rispettato il parere insindacabile di un organo costituzionale.

Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò

UN CICLO DEI RIFIUTI CONDIVISO PER USCIRE DALLA BARBARIE

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Se esiste una descrizione adeguata del pachidermico e inquinante sistema dei rifiuti calabrese, tale descrizione è quella fornitaci dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Calabria, la quale ha individuato con chiarezza “un sistema di potere non estraneo agli interessi politico-malavitosi”.

È il sistema delle deroghe alle normative sanitarie ed ambientali, degli impianti privati e degli interventi senza alcuna logica né pianificazione, del business “tal quale” e dei prezzi gonfiati, dell’eterna emergenza e delle decisioni prese nel chiuso delle stanze, che costringono i territori a scendere sistematicamente in strada.

A quattro anni dalla pubblicazione di quella spaventosa relazione, nulla sembra cambiato.

Durante l’Amministrazione Scopelliti – Pugliano – Gualtieri i comitati territoriali si erano prodigati per la chiusura dell’ufficio del Commissario, dopo 15 anni di disastri e di sprechi enormi. Queste azioni hanno colpito nel segno e hanno impedito il rinnovo dell’emergenza ambientale in Calabria all’inizio del 2013.

Ma le scorie di quell’epoca continuano ancora a contaminare gli uffici della burocrazia regionale. Sono le scorie di un modello obsoleto funzionale solo alla speculazione quasi mai trasparenze, spesso ‘ndranghetista, basato su mega impianti, incenerimento e discariche private, spesso gestite in maniera poco trasparente. 
Un modello che continua a condannare la Calabria al degrado ed all’arretratezza.

Solo grazie alla volontà popolare, alcuni di questi progetti sono stati bloccati: la discarica di Battaglina altrimenti destinata diventare la più grande d’Europa, la questione di Donnici, o ancora il bando per l’esportazione di rifiuti all’estero, che avrebbe regalato milioni di euro ai soliti noti senza risolvere nulla e devastando ancora i territori.

E tanti, ancora oggi, sono i territori impegnati su un duplice fronte, bloccare gli scempi e risanare quelli già perpetrati. Gli esempi sono noti e molteplici:Celico, Pianopoli, Sambatello, Bisignano, Castrolibero, Rossano, Scala Coeli, Crotone, per citarne solo alcuni. La popolazione calabrese tutta chiede una svolta, chiede la fine dell’eterna bugia sui rifiuti, la risoluzione di questo scempio continuo cheumilia una regione e un popolo.

Ma la battaglia dei comitati e della società civile è anche e soprattutto di proposta. I territori chiedono senza posa di essere ascoltati e i comitati sono disponibili e pronti ad interloquire in maniera proficua con le istituzioni, sia per trovare una via d’uscita dall’emergenza, sia per strutturare un ciclo dei rifiuti realmente virtuoso. Eppure fino ad ora abbiamo sempre trovato porte chiuse, a prescindere dal colore politico di chi occupa le istituzioni competenti.

Porte che sono rimaste chiuse anche negli ultimi mesi, nonostante i proclami in campagna elettorale e appena dopo, di tavoli con le associazioni, di dialogo coi territori, di modello rifiuti zero, alle voltetrasformato astutamente nella formula “impatto zero”che può significare tutto e niente. Alle porte dell’estate, a quasi un anno dalle elezioni regionali, non si riscontra alcuna discontinuità nel comportamento con cui la Regione gestisce il settore, né in termini di scelte strategiche, né (cosa ancor più grave) nelle modalità di gestione, pianificazione e decisione che ignorano sistematicamente le istanze dei territori, in perfetta continuità col passato.

È di questi giorni, tanto per fare un esempio, l’annuncio a mezzo stampa della costruzione di tre nuovi impianti nella province di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza. Nel cercare di capire di cosa si tratta, ci chiediamo anche dove saranno collocati e soprattutto quanto costeranno e cosa lasceranno, nel bene e nel male, sui territori.

Fino ad oggi, purtroppo, a decidere la direzione della Calabria in tema di rifiuti sono stati piccoli e grossi speculatori che hanno costruito un business milionario sul ciclo dei rifiuti, con la compiacenza delle istituzioni e a scapito dei territori, della salute dei cittadini e delle prospettive economiche e occupazionali della Calabria.

La Calabria ha bisogno di un ciclo dei rifiuti condiviso e partecipato, costruito insieme ai territori e non calato dall’alto, basato realmente sulla strategia “rifiuti zero”, nel solco tracciato da esperienze positive e esemplari in Italia e nel resto del mondo e nello stesso tempo aderente alle esigenze ed alle caratteristiche delle tante aree della Calabria. Un ciclo rifiuti che parli chiaramente di impianti di riciclo e di riutilizzo. Questi impianti non solo non avrebbero alcun impatto ambientale, ma si tradurrebbero in sviluppo, ricchezza ed occupazione di qualità per i territori, in rottura col presente ciclo dei rifiuti che devasta e affama.

Non solo. La Calabria ha bisogno di un ciclo dei rifiuti distanti dagli interessi delle lobby paracriminali. Non esiste alcuna possibilità di unire gli interessi delle comunità con gli interessi di questo stormo di sciacalli senza scrupoli. La classe dirigente regionale deve decidere senza ambiguità da che parte stare.

Costruire questo diverso ciclo dei rifiuti ed imporlo, se necessario, alle istituzioni competenti significa affrontare nuovamente la questione rifiuti in Calabrianon come una sommatoria di piccole vertenze territoriali, ognuna peculiare e assolutamente fondamentale, ma come un’unica grande vertenza regionale che sia in grado di unire l’opposizione a progetti ignobili alla spinta permanente verso un modello diverso e realmente virtuoso che valorizzi, da ogni punto di vista, la nostra splendida regione.

È pertanto fondamentale riaprire il confronto tra comitati ed associazioni che lavorano per la difesa dei propri territori e per impostare modelli nuovi e virtuosi di gestione. Queste realtà territoriali vivono sulla propria pelle, quotidianamente, l’urgenza di dover intervenire in singole lotte ed allo stesso tempo avvertono la pressante necessità di un respiro e di una visione più ampia, almeno regionale, che dia forza ed autorevolezza alle loro proposte.

Per questo chiediamo e invitiamo tutte queste realtà territoriali a vederci il giorno:

mercoledì 17 giugno 2015 ore 17.30c/o il parco Impastato di Lamezia Terme,

…prima che sia troppo tardi!

Terra di Calabria, domenica 14 giugno 2015.

Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò

Sanità e rifiuti: Andiamo avanti nell’immobilismo.

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Nella stagione delle proteste contro il
Piano di Rientro della Sanità
denunciammo già da subito che l’idea di un H unico della sibaritide oltre a non
risolvere i problemi causati dalla chiusura del V. Cosentino sarebbe stato comunque un miraggio.
Dalle ultime notizie emerge che lo stesso Commissario Scura ha dato modo di intendere che i tempi si dilateranno ulteriormente a causa di nuovi problemi legati alla gara d’appalto e alla ditta.
Intanto in questi anni la Sanità è stata
distrutta.
Intanto della sua carcassa hanno
continuato a cibarsi gli stessi avvoltoi
sostenitori del governo Scopelliti e che
oggi denunciano lo sfacelo da loro stessi attuato.
Dall’altra parte chi contestava il modello
Scopelliti dai banchi dell’ “opposizione”
oggi è molto più morbido nel giudicare
l’immobilismo della nuova Giunta
Regionale in cui, bisogna ricordarlo,
ritroviamo diversi uomini chiave del
governo passato di centro-destra.
E la Calabria rimane sulla stesso tragitto ottuso tracciato in questi anni, con gli
stessi uomini a gestire gli uffici e i
dipartimenti, con la stessa corruzione di prima.
Se non cambia la situazione per quanto
riguarda sanità, rifiuti, trasporti, lavoro,
acqua pubblica, se la novità intesa da
Oliverio consiste solo nella continuazione di un’eterna campagna elettorale allora
diteci cosa aspettarsi da questa nuova/
vecchia giunta regionale e soprattutto
cosa aspettarsi dai cittadini.
Oliverio ha stufato con le trame nelle
stanze dei bottoni buone solo a
rigenerare il potere, ha stufato chi lo
giustifica gettando le colpe sul governo
nazionale che poi difende allo stesso
modo!
Vogliamo che Oliverio venga a Cariati per discutere e DECIDERE su DISCARICA DI SCALA COELI, Ospedale Vittorio COSENTINO e H unico della Sibaritide, su trasporti e lavoro.
Nonostante le condizioni pessime della
viabilità calabrese siamo sicuri che Il
presidente Olvierio saprà, se vorrà,
raggiungere il nostro paese facilmente:
dovrà solo ripercorrere la stessa strada
che ha fatto ogni volta che gli servivano
voti e che qualcuno prontamente gli ha
fatto trovare.
Mov. Le lampare

Discarica Scala Coeli, Il Consiglio di Stato: “NON SI PUÒ FARE”.

Richiamando  la disposizione di cui all’art. 31 della Legge regionale n. 35 del 10/08/2012 la quale prevede il divieto di aprire discariche per rifiuti non derivanti da produzioni agricole in zone a coltivazione protette e di qualità. Orbene, l’efficacia di tale tessuto normativo di rappresentare un concreto e non diversamente interpretabile elemento inibitorio all’apertura della discarica di Scala Coeli è stata Autorevolmente espressa dal parere del Consiglio di Stato n. 1065/2014, il quale testualmente: ”è evidente che tale disciplina legislativa sopravvenuta non travolge, di per sé, gli atti impugnati in quanto adottati precedentemente alla sua entrata in vigore: ma rebus sic stantibus (stando così le cose n.d.r.), inibisce per certo l’apertura della discarica”

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